PARRUCCHIERE ANTONIO    Parrucchieri per uomo. Dal 1965 a Milano. Con stile.
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In Barba alla tradizione
Piccole barbiere crescono, ma in Italia non ancora.

Antonio Triglia su La Repubblica

Dalla parte del manico solitamente c’è un uomo. Dal barbiere, infatti, ci si va, oltre che per taglio&barba, o “disciplinare” baffi, pizzo o mosca, anche per scambiare quattro chiacchiere rigorosamente al maschile (sport, politica, sesso). Ma forse qualcosa sta cambiando, accanto ai barber shop tradizionali, infatti, stanno nascendo nuovi riti della rasatura, al femminile.

A mantenere la tradizione, a New York la galleria d'arte-concept store Freemans Sporting Club gestita esclusivamente da gentlemen in “giacca e tatuaggi”. Tra pezzi vintage in esposizione, capi di abbigliamento e accessori di ogni sorta, in questa boutique ci si può concedere una pausa al barber shop. Per chi ha tempo c’è anche il minicorso di rasatura con schiuma e pennello. Personale tradizionalmente al maschile anche alla Barberia Boellis di Napoli, che utilizza i prodotti della sua linea Panama 1924, e la Culti Day Spa di Milano che nel suo nuovo spazio M'Ale Spa, only for him, tra i vari soin propone Ritual M'Ale, un'ora di relax che prevede impacchi con panni caldi, rasatura, un massaggio e un trattamento detox-energizzante per la cute (65 euro).

No Ladies Beyond This Line. A mantenere le usanze anzi a volerle ribadire è Phil Swanton, barbiere di Clifton (Bristol), che ha tracciato nel suo negozio una linea con la scritta No Ladies Beyond This Line: “Ai miei clienti piace venir qui per farsi tagliare i capelli o farsi fare la barba senza intrusioni. Per il barbiere avere presente la moglie del cliente è un problema. Le donne sono le benvenute, per chiacchierare e bere il tè in sala d'aspetto”. British Style.

La donna-barbiere. La più famosa è la bionda e avvenente Diane Wood. Da lei il conduttore statunitense David Letterman lo scorso anno si fece radere in diretta. Ma a saperci fare con rasoio, pennello e schiuma da barba sono anche molte delle estetiste della spa del Bellagio Hotel di Las Vegas. In Italia, invece, siamo ancora troppo tradizionalisti. A Fiuggi, Frosinone, alla spa dell'Hotel Silva Splendid sono solo due le ragazze che studiano da barbiere, mentre a Milano Antonio Triglia, titolare dal 1965 del Parrucchiere Antonio, a Natalya Snitsar lascia solo i tagli. Alla barba pensa lui (anche se poi se la fa fare da lei).

Fai-da te. Se dal barbiere non si può andare tutti i giorni, per gli affezionati del fai-da-te e per tutti coloro che temono che dietro a ogni barbiere (magari donna) si nasconda uno spietato Sweeney Todd, ci sono i consigli di ArtofManLiness.

di Vanessa Perilli su MarieClaire.it del 18 giugno 2009

Via Rovello, dove la barba diventa un lusso
Antonio Triglia nella sua storica bottega si occupa di banchieri, intellettuali, giornalisti, tanta gente comune. E dal suo osservatorio racconta la nuova stagione della sua professione

Antonio Triglia su La Repubblica

Che barba che gioia, che gioia che barba. Tramontati i tempi di Mickey Rourke e dei suoi peli facciali incolti, che facevano tanto maschio trasandato e ormonale adesso la tendenza è nuovamente curarsi la barba. Rasandola giorno dopo giorno, per una pelle liscia come il culetto di un bebè, oppure regolandola o anche scolpendola con qualche taglio bizzarro.

E — complice il fatto che ormai i parrucchieri da uomo, anche quelli più artigianali e con meno ambizioni da coiffeur la barba non te la fanno proprio più, neanche se gliela chiedi per favore — pure a Milano aumentano le barberie, cioè le botteghe dove si va solo a farsi radere. E trovano spazio e rilancio in spa firmate, come Dolce & Gabbana e Culti.

E lo conferma anche Antonio Triglia, che con un po’ di immodestia e un po’ di autoironia si definisce «il numero 1». Ma non ha poi troppo torto: nella sua bottega di via Rovello 18, tra via Dante e Foro Bonaparte lui la fa in barba a banchieri, intellettuali, giornalisti, professionisti, persone qualsiasi.

Con un’agenda rigidamente scaglionata, uno alla volta, «perché se si facesse come nelle botteghe normali dove uno arriva e se c’è gente si siede e aspetta, io fallirei in tre giorni, tutti si stancherebbero di aspettare. La barba è qualcosa che si fa piano piano, sia raderla che regolarla», dice Antonio, che tra guancia liscia e barba scolpita si dice imparziale, ma in realtà è ben più a favore della prima.

«Ogni tanto viene gente che mi chiede che gli tagli la barba seguendo disegni strani, o con le basette rifinite in modo particolare. Cerco di accontentare tutti, ma non è facile. Fino a qualche anno fa avevo anche uno che esigeva la barba come quella di Verdi. E per fortuna che i baffi alla Cecco Beppe ormai sono spariti».

Tiene però i baffi Umberto Eco, con una scelta che ha fatto arrabbiare Antonio, «e gliel’ho pure detto, visto che ormai siamo un po’ in confidenza, dopo anni, e che è logico dare suggerimenti a chi si siede sulle mie poltroncine. All’inizio è stato perché doveva andare in un Paese verso l’Equatore e temeva di soffrire il caldo. Poi ha tenuto i baffi, che però gli stanno male: il suo viso è davvero perfetto per la barba».

Eco, di cui campeggiano foto anche con la schiuma da barba sulle guance, è però uno dei pochi a scegliere i baffi: «Adesso vanno poco di moda, rispetto a qualche anno fa — spiega Antonio — richiedono anche troppa cura negli angoli. È proprio la barba che è tornata di moda da un paio d’anni».

E neanche i regolatori di basette e dintorni che ora si possono comprare per poche decine d’euro in un qualunque negozio di elettrodomestici sono una concorrenza temibile. «Fare la barba costa comunque pochi euro, e poi non è solo una questione di costi, e forse neppure di look: c’è tutto un rito, c’è il relax».

Il rito è proprio sedersi sulle poltroncine, farsi insaponare per bene (in calo la schiuma spray, di moda la crema-sapone alla mandorla) e poi sentire la lama che passa leggera e affilata su guance, mento e collo, e poi l’acqua che lava via tutto, e il pannicello caldo, semplicemente fondamentale, in cui sprofondare la faccia, facendosi coccolare fin quasi all’abbiocco.

Quindi cristallo di allure, per quei pochi che lo usano ancora, per cicatrizzare le microferite che possono essersi create, oppure dopobarba, «di gran moda il classico Floid».

Infine il massaggio, «che tonifica e riporta alla vita. C’è gente che viene da me ogni giorno solo per questo piacere, e perché, tra una passata di rasoio e l’altra, si chiacchiera. Tra i miei clienti ho un anziano monsignore. Un giorno non finiva più di raccontarmi la sua vita e alla fine ha ammesso che anche i preti ogni tanto devono confessarsi».

Clicca qui per la galleria di foto sul sito de La Repubblica.

di Luigi Bolognini su La Repubblica del 16 aprile 2009, anche versione online


Figaro qua Figaro là
E' più complice di un amico, più discreto di un confessore. E' il barbiere, quello che lavora di forbici, lama e saggezza e vede passare il mondo dalla sua bottega senza fare una piega. Ultimo rifugio per i pochi che ancora sanno stare con la testa a posto.

Antonio nel suo regno"Mio padre non valeva vedermi per strade. Così, finite le elementari mi disse: 'Adesso vai a fare il garzone in negozio'. Io risposi che non volevo fare il barbiere, né né il sarto, né il calzolaio, lui mi zittì: 'Impara lìarte e mettila da parte'. Gliene sarò grato finché campo". Settant'anni all'anagrafe cui 60 passati a mettere le mani nei capelli altrui, Antonio è quel che si dice un uomo di mondo. Non perché abbia viaggiato, ma perché è stato il mondo a venire da lui: "Ho una delle migliori clientele di Milano: Umberto Eco viene a farsi accorciare la barba da me. All'inizio diceva che preferiva farsela da solo, che così si rilassava. Poi però ha capito la differenza...". Già, perché andare dal barbiere è una specie di religione: c'è una parrocchia di riferimento, c'è un rito e c'è persino un confessore: "Una volta è venuto da me un monsignore e mi ha raccontato tutta la sua vita. Alla fine mi ha detto: 'Sa, a volte anche noi abbiamo bisogno di qualcuno che ci ascolti' ".

 

di Andrea De Benedetti, foto di Gughi Fassino dal mensile GQ, numero 103 aprile 2008


Umberto Eco «El que se sienta totalmente feliz es un cretino»

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Cerca de la libreria, por cierto, està Antonio, su peluquero, que ha colocado en la puerta de cristales un retrato de Eco con su Borsalino; dentro està retratado mientras Antonio le hace la barba.
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En la casa, al volver, le esperaba su mujer, Renate, y las camelias que esta cultiva con el mismo entusiasmo che que su marido explora los libros viejos de la calle de Rovelo, y con el esmero con el que Antonio impide que la barba de Eco deje su ser la que ya se asocia a la cara del professore.
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Traduzione:
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Vicino alla libreria, inoltre, c'è Antonio, il suo parrucchiere, che sulla vetrina di cristallo ha messo un ritratto di Eco con il suo Borsalino; all'interno è ritratto mentre Antonio gli fa la barba.
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A casa, al ritorno, l'aspettava sua moglie, Renata, e le Camelie che coltiva con il medesimo enstusiasmo con il quale suo marito esplora i vecchi libri di via Rovello e con la cura con la quale Antonio impedisce che la barba di Eco lasci il suo essere, che già la si associa alla faccia del professore.
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Tratto da un intervista a Umberto Eco di "El Pais Semanal",
supplemento settimanale del quotidiano spagnolo El Pais, di domenica 30 marzo 2008


Antonio Triglia da quarant'anni in via Rovello
«I miei clienti? Industriali pittori e scrittori come Umberto Eco»

Per gli ateniesi, che tenevano in gran conto capelli e onor del mento, la bottega del "coiffeur" era anche il luogo del chiacchierio. Mentre aspettavano di essere dicioccati, si scambiavano opinioni su fatti e personaggi, non trascurando la maldicenza. Così quel luogo, convenientemente arredato e di solito fornito di personale specializzato, prese il nome di "banchetto senza vino". Il mestiere ha dunque una storia antica.
Che comincia con conciateste ambulanti, pronti a spostarsi, con pettini e rasoi, da un quartiere all'altro, senza farsi scoraggiare dalle distanze. In Francia nel 1200, quando nel nostro Paese già funzionavano le barbierie, rasature e insaponate si facevano in strada.
Come nel primo dopoguerra a Milano (dove sino a qualche decennio fa era in servizio il tensóre a domicilio). Come oggi in molte parti del mondo. In Cina, per esempio, capita di vedere il figaro in piedi, sul marciapiede, mentre sfoltisce la chioma di un capellone seduto su un risciò, accanto a una bici con l'insegna dell'esercizio appesa al fanale; in Birmania, in aperta campagna, tra un albero secolare e una catapecchia, barbitonsore e cliente accosciati su un tavolo tarlato, al riparo di un tetto di lamiera, o sul mattonato di un locale disadorno.
In via Rovello - via che prese il nome da una famiglia che vi si stabilì alla fine del XII secolo, provenendo, pare, dal Comasco - il parrucchiere Antonio, al civico 18, ha tutte le pareti della barbieria tappezzate dì foto raffiguranti tosatori all'opera in paesi da noi lontanissimi, sia come distanza, sia come usi, costumi, tradizioni, cultura. In una immagine scattata in Cambogia, una giovane donna sforbicia "en plein air" sulla capigliatura di uno sbarbato. Tutto il contrario rispetto alla Thailandia o ad altri paesi come l'Algeria, dove appunto il lavoro viene invece eseguito in sale da barba fornite di poltrone girevoli, specchi, luci al neon... Chissà sa se questi lavoranti praticano anche salassi con mignatte o sgonfiano bubboni come nel Trecento i barbitonsori a Trieste e sino a una sessantina di anni fa in qualche parte del nostro Sud.
Antonio Triglia, 67 anni, calabrese approdato a Milano oltre mezzo secolo fa, è orgoglioso di quelle foto. Oltre 200: Vietnam, Marocco, Arabia Saudita, Yemen, India, Tibet... «Fu un cliente assiduo del mio negozio - dice - nell'ormai lontano 1980, a portarmi la prima immagine, che incorniciai e attaccai al muro.
«L'omaggio è stato imitato e la collezione si è arricchita. E continua. Le pareti sono piene, ma un buco lo troverò sempre». Poi parla di Milano. Ce l'ha da sempre nel cuore, «eppure molti la ritengono, non so perché, brutta. Per me è bella e ineguagliabile», dice, entusiasta. Vi aprì l'attività con il fratello Lorenzo, nel '65, dopo aver tenuto in gestione la sala da barba del suo vecchio datore di lavoro, in via Cusani.
I clienti arrivarono subito, soprattutto professionisti, industriali, scrittori, pittori, intellettuali.
Un nome? Umberto Eco. Affabile e professionalmente bravo, Antonio è diventato un personaggio. Di lui ha parlato anche una rivista giapponese. «E dire che non volevo saperne, di questo mestiere - confida —. Papa mi spronava: Anto', impara l'arte e mettila da parte» E Antò obbedì. Aveva sì e no 10 anni, quando cominciò ad avere la bottega come doposcuola, a Reggio Calabria. Scopava il pavimento e teneva il libro aperto. Poi decise di emigrare.
Ed ora eccolo qui, milanese di adozione, fiero di essere in questa città che a lui piace così tanto. Ancora oggi, dopo quarant'anni.

di Franco Presicci da Il Giorno, 8 gennaio 2008


Il ritorno di Figaro
Panno caldo, massaggio, pennello e rasonio: un rito antico che sempre più spesso viene riscoperto

Un mito, quello della rasatura nella barbieria d'epoca, che a Milano si può assaporare nella bottega di Dino Colla, aperta un secolo fa e oggi gestita dal barbiere-scrittore Franco Bompieri, o nel salone del Parrucchiere Antonio, frequentato tra gli altri da Umberto Eco, o ancora in quello di "Benito", ora passato a Salvatore Margotta, e recentemente insignito de! riconoscimento di "Bottega storica". La sua collocazione, proprio di fronte al Piccolo Teatro di Milano, ne fa da sempre un crocevia di celebrità: qui venivano a farsi fare la barba Paolo Grassi, Giorgio Strehler, Vittorio Gassman e Marcelle Mastroianni, mentre oggi può capitare di incontrare, tra gli altri. Luca Ronconi, Arnaldo Pomodoro ed Ettore Sottsass. "A fare la differenza è soprattutto il rituale che precede e segue la rasatura vera e propria", conferma Mazzotta. "Durante il taglio dei capelli il cliente legge il giornale o parla al cellulare; ma quando arriva il momento della barba, spegne il telefono e si abbandona: grazie alla poltrona in posizione sdraiata, alle bende sugli occhi, al massaggio della pelle con le creme, per mezz'ora si staccano i contatti col resto del mondo".
Anche la moda ha riscoperto e rilanciato il "mito" del barbiere, facendo leva sull'immaginario che lo circonda. E il caso di Dolce & Gabbana, che a Milano, nel megastore di Corso Venezia, accanto alla boutique, al centro estetico e al Bar Martini, hanno collocato anche una bottega da barbiere affacciata su una piazzetta interna, il tutto in perfetto stile siciliano. Qui, tra arredi in marmo verde, boiserie di castagno, uno splendido lampadario di Murano e il profumo seducente delle varie lozioni, si può respirare l'atmosfera perfetta di un classico, "barber shop".

da Riflessi, mensile di Trenitalia, anno XI numero 2 - Febbraio 2006


Via Rovello per un tuffo nel passato

È uno dei negozi più antichi di Milano. Sui suoi sgabelli si sono seduti i più importanti attori transitati per il Piccolo Teatro. La borghesia milanese ha fatto la fila per una rasatura a regola d'arte. In via Rovello, pieno centro storico, si rivive il rito della barba. Proprio come si faceva ai "vecchi tempi". Antonio Triglia, nella sua bottega, tra una chiacchiera e l'altra, taglia, spunta e aggiusta. Un mestiere iniziato in Calabria quando ancora non aveva dieci anni. Un angolo di storia che risale al 1960, realizzato in un ambiente luminoso ed accogliente nel quale oggetti di barberia e foto antiche spiccano per originalità. Sono circa duecento, infatti, le immagini appese in tutto il negozio che rappresentano i barbieri di ogni dove impegnati in questa antica professione. Sembra quasi di essere in una galleria d'arte. Ideale per chi vuote fare un tuffo nel passato (info 02 876825).

Libero, annno XLI numero 15, 18 gennaio 2006


Milano Wath's up
Un tradizionale negozio di barbiere presente da decenni.
ANTONIO TRIGLIA

Traduzione:
C'è un negozio che attira la mia attenzione ogni volta che ci passo davanti. Sfortunatamente il luogo non ha niente a che fare con me. A questo penso ormai da cinque anni mentre lo osservo. E' un posto per soli uomini, anche in questi anni in cui non ci sono più discriminazioni di classe o di sesso. In Italia potrebbe essere chiamato in modo differente ma vogliamo semplicemente chiamarlo un "tradizionale negozio di barbiere".
Ciò che rende il luogo così speciale è che non è un negozio di barbiere qualsiasi ma un negozio tradizionale. I clienti abitudinari lo frequentano quasi ogni giorno.
Prima di tutti gli altri, alle 7.30 della mattina arrivano i funzionari di banca. In Italia, i padri che indossano giacca e cravatta per andare a lavoro sono per lo più alti funzionari di banca. Essi vanno a tagliarsi i capelli e a farsi fare la manicure per soddisfare il loro elegante modo di essere. Non pensavo che ancora oggi ci fosse qualcuno che lo facesse. Ho appreso in seguito che si trattava del presidente di una importante banca.
Improvvisamente, me ne sono interessata e mi sono chiesta quale altro genere di persone andassero dal barbiere. A dire il vero, non potevo credere che, dall'apparenza del negozio, persone come Umberto Eco e altri fossero clienti del negozio. Effettivamente quando io stessa ho avuto la possibilità di osservare il barbiere e vederlo chiacchierare mentre svolge il proprio lavoro, ho cominciato a pensare che non fosse una persona comune.
Nel 1965 Antonio Triglia giunse da un paese del meridione d'Italia e aprì il negozio con Lorenzo, suo fratello più giovane, facendosi prestare il denaro da un cliente che incontrò in un negozio dove egli aveva lavorato come apprendista. Possiamo facilmente immaginare guanto egli sia amato dai propri clienti e quanta fiducia ripongano in lui. La loro storia è diventata la storia della strada. La posizione del negozio, visitato da vari VIP, era la stessa utilizzata anche dalle prostitute per svolgere il loro lavoro. Solo fino ad alcuni anni fa, una signora in età avanzata, che pare sia stata l'ultima del mestiere in zona, ci lavorava ancora. Si chiamava Maria. All'età di oltre 70 anni, Maria aveva ancora i suoi clienti fedeli da decenni. Ora è andata in pensione e si è ritirata in campagna. Tutti conoscono e amano questa storia in quanto è stata la storia della strada per tanto tempo.
Ci sono molte fotografie appese al muro. Sono fotografie che i clienti hanno scattato a tanti barbieri nei loro viaggi intorno al mondo. Inoltre, vi è una fotografia che ritrae un uomo mentre viene minacciato per aver provato a scattare una fotografia in un paese a rischio. Il negozio è pieno di rasoi vecchio stile, forbici e vecchie foto della Cina, dell'Amazzonia e dell'Arabia. L'atmosfera sembra quella di un museo dedicato ai barbieri.
Il negozio non è solo vecchio ma ha una sua storia. A tante persone mancherà se un giorno dovesse chiudere. In solo mezz'ora, ho visto veramente tante persone entrare nel negozio.
Purtroppo, il figlio di Antonio ha scelto un altro lavoro. Io ho chiesto ad Antonio che intenzioni avesse per il futuro. Una ragazza ucraina con un bellissimo sorriso lavora attualmente nel negozio. Lui mi ha risposto: "ho intenzione di lasciare il posto a lei quando lo desidererà". E' una ragazza molto graziosa ma penso sia ancora troppo presto perché Antonio possa andare in pensione. Se fossi un uomo, vorrei almeno una volta avere il piacere di farmi tagliare i capelli da lui. Solo per curiosità, gli ho chiesto se anche le donne sono ben accette nel suo negozio. Mi ha risposto: "Certamente! Ma non dimenticare che io sono specializzato nei taglio corto". Potrei provare quando mi deciderò a tagliare i capelli molto corti!

da BOB, mensile di moda e capelli Giapponese, numero 26 Agosto 2005


Gli ultimi re del barba e capelli «Tra dieci anni saremo estinti»

Tempo 10 anni, e si potrà chiedere solo il taglio dei capelli, dicendo addio al nostro caro Figaro.
Sì perché, l'arte del radere sta diventando un dettaglio in via di estinzione. Tra parrucchiere e barbiere, per molti, la differenza non si nota. Ma, se entrate in una bottega del "vecchio" barbiere, la magia ha inizio. La cara brillantina e la profumata colonia, per questi maestri è ancora realtà. E la rasatura una passione che si accompagna a maestria e tecnica imparata e tramandata da generazioni.
Il salone del barbiere è un luogo quasi mistico, dove si possono incontrare personaggi legati al passato, fotografie che ricordano gli anni del boom economico o clienti che si affidano alla discrezione del titolare, per raccontare i loro segreti.
In città vi sono 2.380 acconciatori e, tra questi, solo 300 sono barbieri doc. Figure particolari, carismatiche e istrioniche che per un taglio di capelli alla moda e una rasatura perfetta ti fanno pagare appena venti euro.
Antonio Triglia (in via Rovello) è uno di questi ' Figaro'. «Il mio negozio - racconta Triglia - risale al 1962, quando presi in gestione il salone dal mio vecchio datore di lavoro. Il mio primo negozio, invece, si trovava in via Cusani. Che anni!».
Ancora prima di entrare nel salone di Antonio, vi sono appese all'esterno, decine di foto dei barbieri di tutto il mondo e di diversa epoca. «Le foto le ho ricevute in tanti anni di lavoro. Sono affezionato a queste immagini, fatte dai miei clienti. Sono un maestro barbiere e sono orgoglioso di dire che nel mio negozio passano illustri personaggi, come Eco, De Benedetti o Profumo».

di Fausto Nardo da Libero - Edizione MILANO - del 23 dicembre 2005


Barbiere-museo, duecento scatti dal mondo.

Milano i BarbieriUn tempo i barbieri non avevano bottega.
Andavano di casa in casa, sobbarcandosi spesso lunghe camminate. Come nella Roma dei Cesari. Il filosofo greco Teofrasto ci in forma che le prime pol trone girevoli comparvero dalle sue parti, in locali bene attrezzati e con personale altamente specializzato. Gli "habitué" vi" si soffermavano anche se non avevano bisogno della spuntatina, facendo della barbieria un luogo di ritrovo e di pettegolezzo. Da noi i primi saloni fu rono aperti nel tredicesimo secolo; mentre i cugini francesi continuavano a sforbiciare all'aria aperta.
Ancora oggi è così in tante parti del mondo. Per esempio, in Birmania capita di vedere un barbitonsore all'opera in un cortile pieno di galline, sotto una tettoia, all'ombra di un albero di lunga vita, a ridosso di una baracca; in Cina un suo collega alle prese con la capigliatura di un giovanotto seduto su un tavolo marcio; a Katmandou operatore e cliente accovacciati sull'ammattonato di un capannone.
Tutte immagini che sono esposte all'interno del negozio del parrucchiere Antonio Triglia, in via Rovello 18, una via che nei secoli ha ospitato negozi fornitissimi di ogni genere, gli uffici delle imposte, il municìpio; ed è nota, oltre che per il Piccolo Teatro, per il palazzo Carmagnola, che alla fine del Quattrocento Lodovico il Moro donò all'amante Cecilia Gallerani.
Triglia è orgoglioso di quel patrimonio: circa duecento foto provenienti dal Vietnam, da Cuba, dallo Yemen, dall'India, dal Tibet, dal Madagascar, dal Marocco... Eccone una dalla Cambogia: mostra una ragazza intenta, sul marciapiede, ad accorciare il pelo di uno sbarbatello in canottiera. In Algeria e in Thailandia l'attività di depilazione si svolge in saloni simili ai nostri.
Triglia, 67 anni, calabrese da mezzo secolo a Milano, quasi il ritratto di Peppino De Filippo, le indica sorridendo. E, mentre insapona un cliente assiduo dall'82 (l'ingegner Massimo Lanza, che dopo essere stato direttore di banca a New York, a Roma, nel nostro Sud, dirige la Fondazione di Venezia), racconta: «Fu un cliente, negli anni '80, a inaugurare la collezione. Incorniciai l'immagine che mi aveva portato e l'appesi al muro. Da allora i più affezionati, quando vanno a fare le vacanze in un Paese lontano, puntano l'obiettivo su una scena curiosa. Adesso i muri quasi non bastano più. Ma un buco lo troverò sempre».
E' un piacere conversare con Antonio, che aprì bottega, con il fratello Lorenzo, nel lontano 1965, dopo aver avuto in gestione il salone del suo vecchio datore di lavoro, che si trovava in via Cusani. Non tardò a far apprezzare il suo stile e la sua cortesia; e arrivarono clienti famosi, tra cui alcuni giocatori della grande Inter; funzionari di banca, scrittori, giornalisti, scrittori.
Un nome su tutti? Umberto Eco. Un professionista anziano viene apposta da Locamo. Alberti Bianchi, da Varese «Servo da quattro generazioni una famiglia di professionisti. E dire che noi volevo proprio intraprenderlo, questo mestiere Papa mi suggerì: "Antò impara l'arte e mettila da parte". Era il 1948, noi avevo ancora 10 anni, andavo a scuola e a bottega studiavo e spazzavo il pavimento della sala da barba nella mia città, Reggio Calabria».
Poi, decise d prendere il treno per Milano. E passo dopo passo «Guida un grande amico il ragionier Rino Rastelli», Antonio l'ha conquistata, con la sua abilità professionale accoppiata a una simpatia immediata.
Di lui ha parlato persino un giornale giapponese. Ce lo porge, graziosa e gentile, Natalya, preziosa collaboratrice ucraina di Antonio. Lorenzo esperto di calcio e tifoso dell'Inter, lavora, osserva e ogni tanto parla della sua squadra.

di Franco Presicci da LA PREALPINA del 4 dicembre, 2005


Che barba, ragazzi!
Crema, pennello, rasoio, panni caldi: torna di moda un rito che conquista anche i giovani.
Ecco dove trovare le barbierie tradizionali o quelle appena nate

Parrucchieri Milano... Ha aperto un sito Internet. Uno dei barbieri storici della città è anche uno dei più all'avanguardia. Ha persino un sito internet, www.parrucchiereantonio.com, nella cui home page si legge: «Parrucchieri per uomo. Dal 1965 a Milano. Con stile». Le tre frasi ben riassumono lo spirito del negozio di Antonio e Lorenzo Triglia, cortesi, affabili, sempre pronti a venire incontro ai desideri dei propri clienti (anche illustri: Umberto Eco, Enrico Bondi). Grazie all'aiuto di un nuovo acquisto, la brava parrucchiera Natalia, i più giovani e gli amanti dei tagli fashion qui trovano piena soddisfazione; ai più tradizionalisti conviene affidarsi alle capaci mani di Antonio. La leggenda narra che, ad aiutarlo ad aprire il negozio quanarnt'anni fa, fu proprio un cliente particolarmente soddisfatto: lui si schermisce, fa un bel sorriso e invita ad ammirare le affascinanti fotografie di barbieri di tutto il mondo che decorano le pareti. Gliele portano i clienti dai loro viaggi e lui le mette in cornice una a una: è cominciato come un gioco, ora ce ne sono più di 200. Barba da 7 euro, shampoo e capelli 25 euro. Prenotazione consigliata. Antonio Triglia, via Rovello 18, tel. 02.87.68.25...

di Serena Rocchi da VIVIMILANO (inserto del Corriere della Sera) del 21 aprile, 2004


Nella bottega di Antonio barbieri da tutto il mondo.

Barbieri milanoLe belle foto di barbieri. Tutti al lavoro. Che tagliano, che sfumano, che radono. Immagini dal mondo intero. La vetrina che sembra quella di una galleria d'arte. Le istantanee in esposizione perenne con i loro colori accesi. In via Rovello, appena lasciata via Cusani. Sulla sinistra, nella bottega di Antonio Triglia, che è parrucchiere a Milano da quasi quarant'anni e che però mosse i primi passi con le forbici nella sua Reggio Calabria.
Fu Mimmo Pomodoro a insegnargli il mestiere. Quando lui non aveva ancora dieci anni. All'inizio a spazzar via i capelli dal pavimento e poi a insaponare i menti ruvidi e finalmente a sforbiciare le zazzere imbrillantinate. Quindi su a Milano in via Ricciarelli e subito dopo in via Cusani. Fu un cliente soddisfatto a prestargli i soldi per l'esercizio tutto suo in via Rovello. Il ragionier Del Prina che poi si fece rimborsare a suon di barbe fatte. Era il 1965 ed era l'epoca dei calendari piccoli piccoli con fior di signorinelle pallide in pose scollacciate. Un appuntamento fisso di fine anno con il barbiere di fiducia dopo il taglio per le feste.


Erano altri tempi e adesso invece è la stagione dei calendari grandi grandi con le belle fanciulle dello spettacolo e della tivù che si mostrano tutte ignude. E però di tutt'altro genere sono le immagini che Antonio ha scelto per abbellire la sua vetrina e anche per ornare il suo atelier. Le belle foto di barbieri. Tutti al lavoro. Scattate in India, in Marocco, nel Madagascar, nello Yemen, in Cina, in Tibet e chissà dove. Tutti a trafficare in negozietti angusti, sotto tende improvvisate, tra biciclette parcheggiate, all'ombra di alberi secolari. Seduti o in piedi o sdraiati. A servir la gente di barba e capelli. Le belle foto di barbieri che ormai da una quindicina d'anni sono la caratteristica della bottega di via Rovello.
Fu un cliente a regalare ad Antonio una immagine emblematica. Lui l'appese e quello fu l'inizio di una bella storia. Sono ormai quasi duecento i quadretti esposti con tanto di cornice come fossero in un museo di quelli veri. I clienti tutti che quando partono per vacanze esotiche mettono già in conto di dedicare uno scatto almeno a qualche parrucchiere il più possibile fotogenico e preferibilmente anche un po' fuori dal comune. Per arricchire quella galleria d'arte che non è solo un negozio di barbiere.
clovati@corriere.it

di Carlo Lovati dal CORRIERE DELLA SERA del 10 aprile, 2003

 

A Milano, Antonio Triglia, barbiere dal 1948, ha collezionato le immagini che raccontano questo mestiere nella storia e nel mondo. Quando i barbieri, senza bottega, giravada un quartiere all'altro fermandosi di tanto in tanto in attesa dei clienti, con pochi semplici attrezzi: uno sgabello, forbici, rasoio e un catino d'acqua saponata.

di Roberta Mascheroni da GENTLEMAN, Magazine di MF Milano Finanza, Ottobre 2002

 

C'è un barbiere a Milano, il parrucchiere Antonio, dove da anni è in corso una gara: è bastato che un cliente, di ritorno da un paese esotico portasse al titolare la foto di un negozio di coiffeur del luogo visitato per scatenare una vera e propria competizione a chi ne scovava di più singolari. Oggi le foto sono circa un centinaio distribuite tra vetrina ed interno. Si possono vedere nel negozio (via Rovello, 18) e nella sezione "parrucchieri dal mondo" del sito www.parrucchiereantonio.com.

di M. F. Tilci da SPECIALE NEWS ESSELUNGA, Giugno 2002

 

In un ambiente raccolto e accogliente è un piacere venire a tagliarsi i capelli, preferibilmente su appuntamento. E il rito diviene l'occasione per fare quattro chiacchiere in tutta tranquillità con l'affabile e amichevole Antonio che, assieme al fratello Lorenzo, ha aperto questa bottega nel lontano 1965.

di F.Schenone e M.Somaréda da PASSEGGIANDO PER BRERA,
1996, Libreria Meravigli Editrice

 

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